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Come

Gestalticamente…
E’ una fiolosofia, una pratica psicoterapeutica, un modo di essere nel mondo.
Dopo anni di formazione, che continua nonostante l’età e l’esperienza già maturata, l’interrogativo su cosa voglia dire esattamente essere un gestaltista rimane il volano di tutti i miei percorsi esistenziali. Non già una teoria, o un modello epistemologico, potrebbe spiegare cosa significhi la Gestalt, ma solo l’esperienza vissuta a contatto con quello che la didattica classica definisce un maestro. E io ho avuto la fortuna di incontrarne almeno tre: Oliviero Rossi, Paolo Quattrini e Anna Ravenna.
Tecnicamente, la distinzione tra una fenomenologia ed una epistemologia, ad uno sguardo attento, definisce il confine sostanziale tra la Psicoterapia della Gestalt e le altre forme della relazione d’aiuto, per esempio, di stampo analitico. La prima infatti, traendo origine dalla distinzione che Brentano fece tra fenomeno primario e secondario, porta il professionista a confrontarsi con la relazione d’aiuto su un piano esperienziale fatto di emozioni, vissuti ed empatia, centrando sempre l’attenzione sulla persona nel qui e ora della sua relazione col mondo, piuttosto che sull’oggettivazione dei contenuti esistenziali che ricostruisce nelle sue parole. Il rapporto sul quale quindi viene centrata l’attenzione è quello di persona/persona in un ottica non medica. La seconda, invece, appoggiando la propria conoscenza del mondo sulla teoria, o su ipotesi contenute a priori dell’esperienza umana, definisce la relazione d’aiuto nel campo del rapporto esperto/malato, cercando i significati di un’esistenza che sembra averli smarriti.

La qualità sta necessariamente nel fenomeno, in ciò che appare: apparire non come avere un riscontro meccanico di qualcosa, ma intendendo che questo qualcosa produca senso. Gli oggetti rimandano ad un significato, fanno segno e con questo trovano il loro posto in ambito epistemologico; invece i fenomeni, fenomenologicamente parlando, fanno “senso” prima che significato e incontrare le cose del mondo in questa maniera è proprio il contrario di quel deprimersi che è sintomo di una vita che ha smesso, appunto, di avere senso.

(Paolo Quattrini)

Produrre “senso”…
Ci vuole arte per produrre senso. E’ solo attraverso la creatività, nella percezione e nell’azione, che si può interagire con l’altro producendo senso, cioè valore esistenziale. E la cosa non è affatto semplice…
Tutti noi siamo immersi in una realtà di cui spesso perdiamo il significato perchè non riusciamo a capirne le direzioni e gli intrecci causali. Molto più grave però è quando non riusciamo a cogliere il valore e il senso della realtà e del nostro agire in essa. L’abilità di uno psicoterapeuta sta quindi proprio nel saper accompagnare la persona nella ricerca del senso, aiutarla non tanto a capire il significato delle cose che gli stanno intorno seguendo uno schema teoretico dato, quanto sviluppando l’individualità intrinseca della percezione e la responsabilità dell’azione diretta ad uno scopo: quello di saper migliorare la propria vita e gioire di essa.

Perché siamo come tronchi nella neve.
Apparentemente vi sono appoggiati, lisci, sopra, e con una piccola scossa si dovrebbe poterli spingere da una parte.
No, non si può, perché sono legati solidamente al terreno. Ma guarda, anche questa è solo un’apparenza.

(Franz Kafka)